Giorno 1

La mia città oggi ha avuto il minor aumento percentuale di contagi dal 2 marzo, solo 52 casi, solo il 15% in più. Incoraggiante.
È una prima linea, drammatica.
Alle 14.00 sono andata per la prima volta, dal decreto che emana le nuove norme, al supermercato. Parcheggio semideserto, venti macchine al massimo, come il 14 agosto, ma pioviggina, nuvole di vari grigi si abbassano sull’orizzonte, sulla mia testa, comprimono i pensieri. Non sai cosa pensare, all’inizio è solo strano, la normalità ti si attacca al cervello e non molla, è rassicurante, combatte le avversità o solo le stranezze. Che importa di un parcheggio vuoto, è solo un accidente, una giornata strana, magari oggi nessuno aveva voglia di sofficini, o semplicemente di pollo o di birra, non è niente.
Parcheggio davanti all’ingresso, come non mai, che fortuna, inimmaginabile!
Mi avvicino ai carrelli, ma invece delle solite file ordinate di carrelli inseriti uno nell’altro, ce ne sono solo tre, tristemente abbandonati sotto la pensilina, che li protegge, come se non servissero a nessuno, infungibili.
Lo smuovo pesante e mi avvicino all’entrata del centro commerciale, il silenzio intorno. Davanti alle porte scorrevoli sette, otto persone, un gruppetto di tre mi osserva, quasi tutti indossano la mascherina, come me. Non capisco cosa facciano, mi sento osservata, mi avvicino e chiedo: “è aperto?” qualcuno, non so chi mi risponde “Sissi, è la coda”, mi fermo immobile, per un attimo non comprendo. Mi accodo, tenendo le dovute distanze.
Quindici minuti lunghissimi, è tutto grigio, il cielo, il metallo del carello, le porte scorrevoli il pavimento, un vento gelido disturba il mio viso, facendomi rabbrividire, non so dove guardare, siamo tutti estranei che fanno finta di non essere spaventati. Mi accorgo che mi stanno salendo le lacrime agli occhi e me ne vergogno, per così poco, ma non è questo, è quello che potrebbe essere, che sarà.
Il ragazzo dietro di me accenna un dialogo, cerca di essere positivo, mi dice che ieri era peggio “la coda arrivava oltre il parcheggio” e mi accorgo di non riuscire ad immaginare una coda fuori, dal centro commerciale, nel parcheggio, una stranezza.
Arrivano altre auto, alla spicciolata, persone sole, così ci dicono di fare, una persona alla volta.
Anche loro non capiscono, si appropinquano alle porte e vengono richiamate dagli altri in attesa “c’è una coda!”.
Mi accorgo di osservare il cielo, per non condividere con gli altri questo momento che da strano si trasforma in malinconico, è un tempo immobile, infinito e crudele. Siamo tutti molto educati e severi nel rispettare le regole, quasi irreali, ci rassicuriamo a vicenda, con gli sguardi, ma non siamo a scuola. È tutto vero. Sta succedendo a noi, a quelli che le serie distopiche le guardano su Netflix.
Poi una mattina ti svegli e sei in coda con una mascherina fuori da un supermercato.