Commemorare è inutile
Negli ultimi giorni abbiamo assistito ad un pressante tam tam della stampa italiana ed internazionale, sulla terribile e drammatica situazione in cui versa la Siria ed in particolare la città di Aleppo, abbandonata al suo destino di distruzione ormai da mesi. Le cifre diramate dalle agenzie delle Nazioni Unite sono agghiaccianti, si parla di circa 11mila vittime solo tra i bambini fino all’anno 2013, dopo solo silenzio nel totale orrore di una situazione, che ha tutti i connotati del vero e proprio genocidio.
Diventa facile per noi europei il parallelismo con Srebrenica, Sarajevo ed anche senza essere tacciati di esagerazione, con i campi di sterminio della seconda guerra mondiale.
Una sola considerazione: nel silenzio impotente della società occidentale, il silenzio di chi, capi di stato, leader politici, istituzioni competenti, può, anzi ha il dovere di intervenire per dare una definitiva strada alla fine di un conflitto, che si trascina da parecchi anni, mi sento di suggerire, se non altro per rispetto, lo stop alle commemorazioni nei luoghi dell’orrore contemporaneo.
Commemorare, significa ricordare chi ha subito l’orrore della guerra, delle deportazioni, delle torture in un percorso di superamento di tali condizioni.
Significa essere in grado di rielaborare ciò che è accaduto, per estinguerlo dal nostro mondo.
Significa utilizzare quell’esperienza per non riprodurla mai più.
Ad oggi commemorare questi luoghi, diventa un parafulmine alla nostra capacità di indignarci e di alzare la voce, quasi ad autocelebrare la nostra fortuna di fronte alla tragedia altrui.
Se commemorare è solo depositare un fiore su una lapide che stiamo costruendo identica per la posa, solo qualche chilometro più in là, scusatemi, ma mi chiamo fuori.



